Vi Presento David

 
  A Lampedusa, Italia; april 2017. © Pamela Kerpius

A Lampedusa, Italia; april 2017. © Pamela Kerpius

 
 

 

Vi Presento David.

 

19 anni e di Serekunda, Gambia.

Per raggiungere Lampedusa, ha attraversato sei nazioni: il Gambia, il Senegal, il Mali, il Burkina Faso, il Niger, e la più pericolosa di tutte, la Libia.

Il suo viaggio è durato due anni.

Ci ha messo due settimane e cinque giorni per raggiungere Agadez, in Niger, dove è rimasto per una settimana.

Da Agadez in poi, racconta, il viaggio cambia, perché le persone che si occupano dei trasporti sono libiche; in altre parole, sono trafficanti.

Ha attraverso il deserto del Sahara a bordo di un furgoncino che trasportava 38 persone. “Sembrava di essere su un altro pianeta,” osserva. Aveva dieci litri d’acqua da bere, e il viaggio è durato due giorni e mezzo, senza nessuna fermata. Tutti coloro che erano a bordo del furgone sono sopravvissuti.

La sua prima destinazione in Libia è stata Gadron*, dove è rimasto per due mesi. Viveva al secondo piano dell’edificio dove lavorava come governante e lavapiatti.

La sua destinazione successiva è stata Sabha, in Libia. Ha vissuto nei confini questa città per un mese. 

“A essere onesto, mi trovavo bene a Sabha.” Aveva un amico arabo che gli faceva da protettore, facendogli avere del buon cibo, come pollo e stufati, e dei vestiti. Il suo amico gli ha pagato persino il viaggio per Tripoli.

Sembrava tutto stesse andando bene per David. Una volta arrivato a Tripoli, sapeva che l’Italia sarebbe stata la sua prossima fermata. 

Racconta che un altro uomo nero, ma non gambiano, lo ha aiutato a trovare lavoro da un arabo in città. Il lavoro offertogli, che consisteva nel mischiare il cemento, gli era molto difficile, perché non aveva mai imparato a farlo e la sua salute non glielo permetteva. Il dover sollevare pesi affaticava molto il suo cuore, e sentiva dei dolori al petto. È riuscito a farlo per mezza giornata guadagnandosi venti dinari, e poi si è licenziato. 

È quindi tornato al punto d’arrivo, un complesso dove ha vissuto insieme a duecento altri migranti. C’erano circa dieci camere, ma non bastavano per tutti, quindi alcune persone dormivano fuori. Era difficile ottenere cibo e acqua. David è rimasto lì per due mesi.

In quel periodo, ha trovato lavoro come giardiniere e governante, guadagnando dieci dinari al giorno, che equivalgono a circa 7,45 dollari statunitensi, un po’ più di sei euro. Il suo datore di lavoro gli aveva anche promesso di pagargli il viaggio in barca da Garaboulli.

Ha raggiunto la costa, ed ha dato una mano a spingere la barca verso il mare aperto. Dopo due ore in acqua, il viaggio era già finito: David viene catturato dalla polizia libica e viene portato a Tripoli. Qui, la storia di David diventa un incubo. 

David racconta che l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) era in dialogo con le autorità libiche che lo hanno catturato. All’OIM, la polizia aveva dichiarato che non avrebbe imprigionato ma piuttosto deportato i migranti. 

David si è poi reso conto che la polizia aveva mentito all’OIM, perché ha dovuto passare i successivi cinque mesi in una prigione chiamata Suq al Ahad**.

“Durante quei cinque mesi, mi sentivo stordito. A volte non ero cosciente,” mi ha raccontato David. 

È stato colpito brutalmente diverse volte con una pistola, maltrattamenti che sono durati quasi una settimana.

Gli è stato detto di chiamare la sua famiglia per avere dei soldi. C’è un contatto a Tripoli a cui i migranti si rivolgono; poi, questo contatto chiama un determinato membro della famiglia nel paese di origine del migrante. David ha detto ai carcerieri che nessuno nella sua famiglia aveva denaro, e per questa ragione non ha mai telefonato a nessuno. Lo hanno picchiato in testa e, con qualcosa simile a un tubo, sulle ginocchia.
 

 
Durante quei cinque mesi, mi sentivo stordito. A volte non ero cosciente
 
 

 

I duecento e più prigionieri, un giorno, hanno organizzato una fuga. David è stato uno dei primi ad uscire. Nella confusione, lui e tanti altri sono caduti. Si è rialzato e ha continuato la sua fuga barcollando e senza direzione. Ha notato un frutteto di arance in lontananza; lo ha raggiunto correndo e si è nascosto. Ha mangiato una delle arance per nutrirsi. È stata la prima dose di vitamina C dopo diversi mesi. Ha iniziato a correre di nuovo, senza direzione. Siccome veniva dalla prigione, era a piedi nudi; questa cosa ha colpito l’attenzione di un uomo lì vicino.

Era un cacciatore, racconta David, e lo ha chiamato per dargli aiuto. David ha esitato, ma ha poi deciso di avvicinarsi all’uomo. Ha detto all’uomo libico il nome della prigione da dove era appena fuggito, e l’uomo sapeva che era un luogo brutto.

David ha descritto come era all’interno. C’erano oltre cinquanta donne, che venivano tenute separate dagli uomini. David sottolinea il fatto che le donne venivano trattate peggio degli uomini, ma non sa se venivano abusate sessualmente. C’erano persone malate e alcune morivano, ma non c’erano infermieri o dottori.

L’uomo ha aiutato David a trovare un dottore, dato che gli facevano tanto male le ginocchia e aveva delle gravi ferite su tutto il corpo. Continua a soffrire di mal di testa a causa dei diversi colpi alla testa che ha subito. Spiega che spesso perde la concezione del tempo e dimentica i giorni della settimana. Per questa ragione, non è sicuro di quanto tempo abbia passato a Tripoli prima di raggiungere di nuovo la costa.

Si è ripreso abbastanza e ha iniziato a lavorare come giardinaio e governante. Sapeva di “tante persone” che venivano portate a un mercato dove i migranti venivano venduti dai loro “datori di lavoro” per circa 500 dinari a persona o a volte 1000; lui era uno di questi.

Ha raggiunto l’accampamento di Sabratha, in zona costiera, ed è rimasto lì due mesi. Aveva dolori al petto. Non c’erano letti o pavimenti, quindi dormiva per terra tra i cespugli. C’era solo acqua di rubinetto che non era stata trattata e quindi non era potabile. Mangiava un preparato di farina e acqua; a volte gli davano degli spaghetti o maccheroni, e a volte un po’ di riso. A volte, però, qualsiasi cosa mangiasse, vomitava; questo era probabilmente dovuto alla bassa qualità dell’acqua.

David ha attraversato il Mediterraneo a bordo di un gommone alle 4:00 del mattino con altre 141 persone, fra cui più di quindici donne, un bambino, e un neonato. David è arrivato a Lampedusa domenica, 15 aprile 2017.

“Grazie a Dio sono al sicuro.”

David è un essere umano straordinario.

 



*I nomi e l’ortografia delle città non sono stati verificati.
**La prigione di Suq al Ahad si trova a Tarhunah, un cittadina 65 chilometri a sudest di Tripoli.



Traduzione: PF