Vi Presento Pazi

 
  A Lampedusa, Italia; novembre 2016. © Pamela Kerpius

A Lampedusa, Italia; novembre 2016. © Pamela Kerpius

 
 

 


Vi Presento Pazi.

26 anni, gambiano.

Per raggiungere Lampedusa, ha attraversato sei nazioni: il Gambia, il Senegal, il Burkina Faso, il Mali, l’Algeria, la più pericolosa di tutte, la Libia.

Il suo viaggio è durato circa nove mesi. Invece di attraversare il deserto passando da Agadez, Niger, come fanno molti altri, ha deviato verso l’Algeria. In quest’ultima nazione, ha avuto la fortuna di trovare rifugio presso l’abitazione di un uomo che gli ha permesso di lavorare nell’orto di famiglia. Questa famiglia gli ha fornito vitto e alloggio, e Pazi è rimasto lì, al sicuro, prima di aver guadagnato abbastanza denaro per poter proseguire; è rimasto in Algeria per quattro mesi.

Quando è partito per la Libia, l’esercito algerino lo ha sequestrato. Gli hanno legato e battuto le gambe. Gli hanno rubato i soldi. È riuscito a negoziare con un alto funzionario, facendosi restituire metà del denaro.

Ha continuato il viaggio verso la Libia, dove i trafficanti trasportavano le persone in camion affollatissimi, nei quali non ci si poteva muovere e non si poteva respirare. Non c’erano finestre, quindi non c’era aria. Ci racconta che nel camion c’erano anche dei bambini di circa cinque anni. C’erano delle donne, delle ragazze e dei neonati nel camion. La gente piangeva.

I trafficanti hanno in seguito venduto il camion alla polizia libica. I trafficanti fanno questo per aumentare i loro guadagni, dando anche la possibilità alla polizia di ottenere denaro dalla cattura di Pazi. Ha provato a fuggire, ma è stato catturato e malmenato.

Ha passato tre mesi in una prigione libica, situata da qualche parte all’interno del territorio della città di Tripoli. Per nutrirsi, gli venivano date due manciate di un impasto di farina e acqua al giorno. L’acqua che bevevano era salata. I prigionieri erano disidratati e tossivano.

Ho guardato in alto, poi in basso, e non c’era nulla. Non c’era nessuno lì, solo Dio.

 

C’erano 500 persone nella prigione, secondo le stime di Pazi; alcuni non avevano spazio per dormire. I prigionieri spesso litigavano. Le autorità cavavano gli occhi ad alcune persone. C’erano delle giovani ragazze nigeriane e gambiane –  di 15, 16, 17 anni. Non gli venivano forniti prodotti intimi durante il ciclo mestruale; c’era “sangue dappertutto,” ci racconta. Le donne partorivano all’interno della prigione.

Per poter essere rilasciati, i prigionieri devono conoscere qualcuno a Tripoli. La polizia contatta queste persone per ottenere dei soldi per il riscatto. La polizia si rifiuta di pagare i costi delle telefonate. Pazi non aveva qualcuno da chiamare.

Dopo tre mesi, è fuggito. A Tripoli, ha lavorato per persone che lo sfruttavano e che, alla fine della giornata di lavoro, non lo pagavano la somma stabilita, o a volte lo lasciavano completamente a mani vuote. Ha dovuto lavorare per un mese per guadagnare 1000 dinari (circa 500 euro, secondo le sue stime) per affrontare il costo del viaggio in barca.

Ha attraversato il mar Mediterraneo all’una di notte su un gommone affollato con 136 persone. Era buio e le ragazze piangevano.

“Ho guardato in alto, poi in basso, e non c’era nulla. Non c’era nessuno lì, solo Dio.” Si è rivolto in preghiera ad Allah.

Una nave di soccorso tedesca li ha prelevati dopo 10 ore passate sul gommone. Pazi ci parla di questo momento con molta enfasi: i tedeschi gli hanno dimostrato una gentilezza incredibile. “Vorrei incontrarli di nuovo. Erano molto gentili.”

In seguito, Pazi è stato trasferito su un’imbarcazione della Guardia Costiera italiana e portato a Lampedusa. Qui, si trova nel “punto caldo” (hotspot) da circa un mese; il centro di detenzione dovrebbe funzionare da punto di trasferimento per i rifugiati, con una permanenza massima prevista di 72 ore. 

Pazi è simpatico e intelligente. Ha finito il secondo superiore ma vorrebbe continuare a studiare. Parla diverse lingue. Sa cucire; questo era il suo lavoro in Gambia. Il suo sogno è diventare un artista, un musicista; sa anche cantare un po’.

Pazi è un essere umano straordinario. 

 

Leggi il seguito della storia di Pazi, un anno dopo il suo arrivo in Italia (novembre 2017) >
 

Traduzione: PF