Vi Presento Prince

Prince, meno di due settimane dopo il salvataggio nel Mar Mediterraneo. Lampedusa, Italia; 29 aprile 2017. ©Pamela Kerpius

Prince, meno di due settimane dopo il salvataggio nel Mar Mediterraneo. Lampedusa, Italia; 29 aprile 2017. ©Pamela Kerpius

 



Vi Presento Prince.

Ha 25 anni ed è originario di Imo, in Nigeria.

Per raggiungere Lampedusa ha attraversato tre paesi: la Nigeria, il Niger e la Libia, lo stato più pericoloso di tutti.

Il suo viaggio è durato circa un anno e sette mesi. Dalla Nigeria ci ha messo due settimane a raggiungere Agadez, in Niger, dove è rimasto per tre giorni.

Prince ha attraversato il deserto del Sahara nel cassone di un pick-up con altre 41 persone.

Ricorda che “Li hanno buttati via”, riferendosi ai sette migranti morti durante il viaggio di una settimana attraverso il deserto. I trafficanti hanno abbandonato i cadaveri per proseguire a passo spedito.

Una settimana dopo essere arrivato a Sebha, in Libia, Prince è stato arrestato e imprigionato. In prigione non c’era cibo e veniva picchiato. Ha subito l’elettroshock con un tubo. Lo hanno torturato con un ferro incandescente. È rimasto imprigionato in queste condizioni per quattro mesi, fino a quando è riuscito a contattare la famiglia che ha pagato il riscatto di 2000 dinari.

Dopo il rilascio ha trovato lavoro in città a un lavaggio auto. Ha poi proseguito il viaggio verso una città altrettanto pericolosa: Tripoli.

A Tripoli è stato imprigionato in un centro migranti per sei mesi. Dei ragazzini, bambini libici armati, sorvegliavano il campo assicurandosi che nessuno scappasse, non con la forza ma facendogli paura. Durante quei mesi non riusciva a dormire perché “la mente non era abbastanza tranquilla per dormire.”

A questo punto Prince avrebbe voluto tornare in Nigeria, ma non poteva. Suo padre era stato avvelenato, ed essendo lui il primogenito sarebbe stato il prossimo bersaglio di un feudo tra tribù ancora in corso. “Mi stanno cercando” si ripeteva, e quindi doveva proseguire il viaggio.

Ha una stella appena visibile tatuata in fronte in memoria di suo padre.

Pregavo Dio, chiedendogli
‘Sarò io?’
 

L’anno scorso ha raggiunto la costa “per tentare la traversata”, ma l’imbarcazione su cui si trovava si è capovolta e lui si è trovato fra i 60 feriti sopravvissuti, mentre altri 130 migranti sono affogati nel Mar Mediterraneo. Le autorità libiche lo hanno riportato in prigione, la “Prigione 4”, dove è rimasto per altri otto mesi.

È stato picchiato. Gli legavano le mani e i piedi e lo lasciavano appeso. Non c’erano servizi igienici. Lo spazio dove lo tenevano imprigionato era disumanamente piccolo al punto che non riusciva a stendersi.

Mentre Price mi raccontava la sua storia altri seduti al tavolo con noi hanno iniziato a piangere. C’erano passati anche loro. Alcuni di loro si erano conosciuti durante la prigionia in Libia. Prince non voleva raccontare molti altri dettagli di ciò che era accaduto in prigione, perché il dolore è ancora troppo vivido.

“Più ricordo, più piango. Più ricordo e più provo compassione per la situazione in cui ero.

Mentre era ancora in Libia è venuto a sapere che suo fratello più piccolo, ventunenne, era stato avvelenato. È morto il 16 ottobre 2016.

Ha continuato a lavorare come imbianchino e tuttofare mentre era in prigione fino a quando è riuscito a mettere da parte abbastanza soldi per riprovare la traversata su una palapa.

Prince ha attraversato il Mar Mediterraneo con altre 141 persone il 15 aprile 2017. C’erano cinque donne a bordo, alcune incinte, e quattro neonati.

È difficile descrivere la paura che si prova in alto mare. Prince ricorda di essersi ripetutamente chiesto se sarebbe stato tra quei migranti in grado di sopravvivere alla traversata.

“Pregavo Dio, chiedendogli ‘Sarò io?’”

La sua imbarcazione è stata soccorsa dalla Guardia Costiera che li ha portati sull’isola di Lampedusa il 16 aprile 2017, la domenica di Pasqua.

Prince è un essere umano straordinario.


Traduzione: NOC